Quel bacio e quella passione si erano dimostrati qualcosa di inaspettato. Mai nella vita mi sarei comportata così.
Lui voleva me e io dovevo sottostare a lui solo ed esclusivamente per una questione economica.
Ora però quel bacio stava ad indicare che qualcosa era cambiato, le nostre parti nei giochi erano cambiati.
Le sue labbra risultarono sorprese e sopraffate, le mie… vogliose.
Scossi la testa mi alzai da quel letto e corsi in bagno.
-Isa per favore aprimi.
-NO!
-Non è successo nulla se vuoi che sia così.
-SMETTILA DI FARE L’AMOREVOLE!
-Non voglio farlo, ma non voglio neanche tu stia male per questo. Per favore aprimi.
-Dammi un attimo… Mi calmo.
-Ordino la cena in camera?
-Si grazie.
Mi calmai, cenammo in assoluto silenzio e quando fummo sazi abbastanza, mi alzai da tavola e mi preparai per la notte.
Mi sistemai in un angolo del letto, coperta fino alla fronte.
Tremavo, ma non di freddo.
Non era freddo quello.
Sentii i suoi passi per la stanza fino a che non si chiuse in bagno.
Cercai di rilassarmi e mi addormentai, forse troppo stanca e provata, senza dargli la buonanotte.
______________
Mi svegliai sentendo la sua presenza molto vicina al mio viso.
-Buongiorno…
Sentii il suo profumo invadere il mio viso.
-Mmhh…
La mattina per me è traumatica.
Da sempre.
Mezz’ora per aprire gli occhi e altrettanto per cercare di abbandonare il letto.
-Dunque… Vediamo se soffri il solletico…
NOOOOOOOOOO!!!!
Scattai in piedi, come un gatto di fronte al getto dell’acqua.
Lo vidi rotolare giù dal letto tenendosi la pancia con le mani e ridere come un bambino.
-SMETTILA DI SFOTTERE! NON SI SCHERZA CON IL MIO RISVEGLIO!
-Cough… sei troppo… cough… buffa… cough… dovresti vederti… cough…
L’ira durò un istante, mi voltai verso la finestra e il vedermi tutta arruffata, arrotolata al lenzuolo e in piedi sul comodino non mi dava proprio un’aria seria, o per lo meno rispettabile.
Scesi dal mio rifugio anti solletico, cercando di ricompormi.
-Alle 10.00 abbiamo il massaggio, se vuoi farlo è meglio che ti cambi…
Rideva ancora mentre mi parlava. E solo un pizzicotto sulla coscia auto provocato mi aiutò a distogliere lo sguardo da questo adone.
-Devo iniettarmi caffeina…
-Iniettarti?
Faceva il simpatico?
Da quando in qua poteva fare dell’ironia?
LUI… Stava ridendo di me!
Volsi lo sguardo su di lui.
Furente.
Gelo verso i suoi occhi.
-Uhhhh che occhi vitrei micetta!!!
“Io la sua micetta? Ancora una volta “micetta”. Lo detesto quel nomignolo, mi sa tanto di poco di buono!”
La mia bocca bloccata o forse più allibita.
-Che c’è? Ieri ti ho accarezzato la lingua, non te l’ho morsata!
“Isa, devi rispondergli… Isa aziona il cervello e dai il via alla tua voce… Avanti!!! Rispondi cazzo!!! Parlagli o si prenderà altre libertà…”
-Va beh… Vorrà dire che ti userò come bambolina oggi…
Ecco… vedi!?!?!
“STUPIDA!! STUPIDA!!! NON DEVE AVERE MODO DI PARLARE! Se parla e ti conquista è finita. Ti ha già vista sciolta alle sue lusinghe! FINISCILA! Riprenditi la tua dignità!”
Strafottente come nessuno si mise a tavola.
Prese il suo caffè, sorseggiandolo con gusto e ignorando il mio sguardo infuriato.
Ora… La situazione richiedeva una svolta.
La prima opzione era quella di vomitargli addosso quanto schifo mi facesse. Avrei potuto esordire in questo modo:
“Brutto figlio di buona donna, smetti di fare lo sbruffone una volta per tutte e scendi dal tuo piedistallo!”
Tutto questo guardandolo dritto negli occhi e con la fermezza che mi contraddistingue, gli avrei infilato la mia lingua in bocca e me lo sarei fatto li proprio su quella sedia, con il gusto del caffè in bocca e giocando con la crema dei cornetti…
“PORCA TROIA ISA RIPIGLIATI!!! LUI E’ IL NEMICO, LUI TI STA USANDO, LUI TI HA COMPRATA, LUI FA SCHIFO, LUI… LUI… E’ UN DIO SCESO IN TERRA… COME CAZZO FACCIO!!!”
E con questo mi ero dimenticata la seconda opzione.
Mi aveva azzerata.
Mi aveva resa stupida e allocca e ci son cascata per bene!
Finii la colazione immusonita e senza proferir parola. Mi bloccava la sua persona. La sua bellezza, la sua fermezza e la sua sicurezza. Come un veggente strafottente, se ne stava lì seduto, al nostro tavolo, fissandomi e anticipando le mie mosse.
Sembrava conoscere le mie mosse.
“COME CAZZO FA!!!”
Così si alzò dalla sedia, e prendendomi per mano mi accompagnò alla porta.
-Sicura di voler uscire? Potremmo intrattenerci ancora un po’ qua…
“NON GUARDARLO! NON GUARDARLO! NON GUARDARLO! NON GUARDARLO!”
Detto fatto!
I suoi occhi erano ipnotici, gelanti.
(Tranne che per alcune parti del mio corpo, che al suo sguardo vibrano come il mio cellulare)
“Isa parla!”
-Massaggio!
“UNA FRASE DI SENSO COMPIUTO MAGARI!?!?”
-Capito, quante parole riusciremo a dire oggi?? Sei o sette?
Sguardo fulminante…
(Nei cartoni animati funziona)
-Ehi bambolina, vacci piano con questi sguardi, potresti imbambolarmi!-
“MAGARI!”
-Andiamo…
Era riuscito ad azzerarmi, si si!
_______
Il massaggio fu molto rilassante. Ci fecero accomodare nella cabina doppia, atmosfera romantica, oltre che rilassante, candele accese, petali di rose sparsi, profumi di olii essenziali e due dei miei colleghi ad attenderci.
A Edward toccò fare il massaggio con Anna, una mia collega di qualche anno più grande, dalle mani calde e potenti. Capace di farti rilassare in pochi minuti. A me toccò Andrea. Io e Andrea non parlavamo molto, un paio di anni più grande di me, ma storie e vite completamente diverse, nulla ci accomunava se non il datore di lavoro.
Come ci fecero accomodare sui futon, venne accesa una musica rilassante tipicamente orientale, e come mi sdraiai cercai di pensare a come affrontare il resto della giornata.
Venni disturbata dal ticchettio delle scarpe della mia Direttrice. Cavalcata tipica. Passo pesante e fastidioso. Soprattutto se si è in un centro benessere, dove la pace e il silenzio devono regnare!
Sentii aprire la porta scorrevole ma poi nient’altro.
Ero pure sotto controllo???
Non ci posso credere!!
La porta si richiuse e decisi di sfruttare il massaggio, rilassandomi e lasciandomi andare.
Mi ridestai dopo un po’…
Sentivo sghignazzare alle mie spalle.
Le calde mani di Andrea non mi sfioravano più.
Mi ero addormentata!
Mi girai verso l’altro futon e notai Edward che se la rideva.
-Riposata Isa??
-Si perché?
Cominciò a ridere.
Premessa.
"Qual'è la peggiore posizione per dormire? Quella a pancia in giù, perché comprime lo stomaco, facilita il reflusso di acidi gastrici e favorisce la tendenza a russare. Inoltre nuoce sia al collo sia alla schiena, perché in posizione prona la colonna vertebrale non ha la possibilità di distendersi così come dovrebbe e la pressione su muscoli e articolazioni è così forte da poter causare infiammazioni di nervi e formicolio agli arti."
Detto ciò, quando mi trovo a dormire a pancia in sotto, io russo.
Torniamo a noi…
-Faccio così ridere?
-Un pochino si!
-Potrei sapere il motivo?
-Hai battuto il ritmo dei massaggi, tutto il tempo!
Cercai di capire le sue parole e quando mi ricordai del mio piccolo difetto mi buttai con il viso sul futon.
Mio fratello mi aveva sempre preso in giro per questo. Registrandomi in più di una occasione con il suo cellulare e facendo ascoltare i miei fischi ai suoi compagni di scuola!
Avevo russato durante il massaggio, e lui ne rideva.
Lo sentivo ridere di gusto. Dovevo zittirlo subito. Ma come alzai la testa lo vidi ancora sdraiato sul futon con le mani sulla pancia che se la rideva come matti.
Pensa Isa, pensa.
Il mio corpo agì da se.
Gli afferrai i polsi, con tutta velocità li spostai verso l’alto, sopra la sua testa. Mi portai a cavalcioni su di lui, sfiorai il suo naso con il mio.
Sguardo fisso.
Smise subito di ridere.
Cominciò a rivolgermi il suo sguardo da perverso ma lo bloccai subito, minacciandolo di cospargergli la cera calda delle tremila candele presenti nella stanza sui suoi zebedei, se non l’avesse fatta finita!!!
Lo sguardo da marpione si fece interrogatorio e preoccupato.
Ero seria.
Gli avevo rivolto poche parole ma efficaci.
E chiamare i suoi testicoli “zebedei” gli doveva aver fatto capire che non scherzavo affatto.
______________
Avevo vinto una battaglia, non la guerra, ma ero riuscita ad avanzare un po’.
Avevo zittito il mio adone e ne andavo fiera!
Avevo fame.
Eravamo di nuovo in camera.
-Dove vuoi pranzare? Scendiamo in sala o vuoi rimanere qua?
Serio, composto quasi scontroso direi.
-Qua
Prese in mano la cornetta del telefono.
-Vorrei il servizio in camera
Alzò gli occhi al soffitto, in silenzio. La cornetta ancora all’orecchio.
-Si grazie, ci può far avere il pranzo in camera? Siamo in due… Si va bene il menù del giorno grazie… Ah mi scusi, dimenticavo una cosa fondamentale!!!
Nel mentre si voltò verso di me…
-Niente candele nel carrello, ne sono allergico. Grazie
In quel momento esplosi in una risata fragorosa. Era pure attore!
Mi ritrovai però sospesa a mezz’aria senza neanche capire come fosse successo. In genere inciampo anche da ferma, ma questa volta non stavo cadendo. Cercando di capire che stesse succedendo mi ritrovai tra le braccia di Edward.
In quel momento, complice la situazione che si era creata, aggiungendo gli ormoni che stavano urlando al cielo, i suoi lineamenti perfetti, mi ritrovai preda degli eventi e agguantai le sue labbra con le mie.
Lo baciai. Io lo feci. Io lo presi. Di nuovo.
Mi aggrappai alle sue spalle e mi strinsi a lui. Lo divorai, lo assaporai.
-T’innamorerai di me, Edward…-
Furono le uniche parole tra noi in un lungo momento di passione, disturbato solo dal pranzo in camera.
Quando il cameriere bussò, ci staccammo affannati e incatenati nei nostri sguardi.
L’incessante bussare del cameriere, al quale non davamo risposta, ci costrinse ad allontanarci e a distaccare gli sguardi.
Edward.
Lui andò ad aprire al poveretto che aspettava dietro a quella porta.
Lui spostò il carrello dentro la stanza, senza far caso al cameriere.
Sempre lui, facendo un passo indietro per dargli la mancia e a quel punto, lui, sempre lui, solo lui, si avvicinò a me.
-Hai fame…
-No…
-Non avrei ammesso altre risposte…
E di nuovo tra le sue braccia finimmo sul letto.
Potevo toccare la sua pelle.
Scolpito e sodo.
E non potevo resistergli.
Avevo tentennato per tutto il tempo.
Tempo perso.
Perché lui era da avere, toccare, baciare.
Ogni minuto lontano da lui era solo spreco.
Immersa in questi pensieri decisi di non perdere altro tempo e di tuffarmi di nuovo su quelle labbra.
Ambrosia.
Nettare.
Mie.
___________
Decidemmo di mangiare sul letto. Di non alzarci e vagabondare per l’intero pomeriggio. Un lungo pomeriggio fatto di sguardi, baci e tanta attività fisica!!
Mi alzai dal letto, ma Edward si aggrappò al mio braccio e mi fece distendere sul letto. Si stese su di me.
-T’innamorerai di me, Isa.
-E tu?
-Io ti voglio. Tutta per me.
-Ti stancherai…
-Mai…
-Giuralo…
-Non c’è bisogno, ma se ti serve te lo giuro…
Spostai lo sguardo verso la porta della stanza.
-Qualcosa ti turba?
-Si Edward…
-Vuoi parlarmene?
-Non ora ma prima o poi dovremmo..
-Giusto.
-Ora posso alzarmi?
-E’ così necessario?
-Direi di si.
-Mi permetti solo un’ultima domanda?
-Avanti, o me la faccio addosso!
-I miei metodi sono strambi, lo ammetto. Ma tu, fammi entrare. Io posso darti tutto ciò che vuoi, oppure nulla, ma tienimi con te…
Mi alzai dal letto. Era troppo per me. Il suo sguardo, le sue intenzioni. Dov’era finita la mia forza? Dov’era finita Isabella in tutto questo? Potevo rinnegare ogni mio valore per quest’uomo??? Certo era bello, ricco e potente, ma nulla che avesse a che fare con me. E poi perché io?
Perché aveva scelto me?
Avremmo parlato. Non ora.
Altro muro che aveva distrutto.
Non avrei mai permesso di lasciar perdere questioni così importanti, anche se solo per qualche minuto. Dovevo analizzare sempre tutto e ora? Ora non avevo risposte, non ne volevo.
Mi vestii, e tornai da lui.
-Vuoi cenare fuori?
Era ancora steso a letto, era ancora nudo. Era splendido.
-Si, se deciderai mai di alzarti…
-Dove?
-Voglio un posto tranquillo, dove io e te possiamo stare tranquilli e dove soprattutto non conosco nessuno…
Il suo sorriso si spalancò e prese il mio posto in bagno.
__________________
Candele accese sul tavolo. Bottiglia di vino rosso e un piatto di pasta da dividere.
-Vorrei poter replicare.
-Vorrei…
-Perché non si può?
-Perché questo è solo un week end. Un lungo week end che domani si concluderà. Tutto qui.
-Tu mi ami.
-Non c’entra con il mio discorso.
-No?
-No. Io li ci lavoro, io mi sono fatta umiliare per mantenere il posto di lavoro. Io ho fatto a cazzotti con tutta me stessa pur di mantenere il mio lavoro. Ma sono qui a pensare come presentarmi lunedì in ufficio dopo tutto questo. Forse per te è un gioco, ma io ne sono la vittima. Vedila dal mio punto di vista.
-Non ci riesco.
-E allora ti sei risposto.
-Puoi lasciare quel lavoro, trovarne un altro.
-Ho un mutuo.
-Hai me.
-Non voglio dipendere da nessuno, tantomeno da te.
-Ho capito.
L’atmosfera si era rovinata e lui era divenuto buio in volto.
Dopo l’ennesimo bicchiere di vino alzò il suo sguardo su di me.
-Considerati libera. La stanza è pagata. Io ho perso con te.
Rimasi gelata. Aveva fatto di tutto per avermi e in un attimo di fronte a delle semplici teorie si tirava indietro.
Fece cenno al cameriere, chiese il conto dandogli la carta di credito, e si alzò. Mi aiutò con la sedia, con la borsa e da bravo cavaliere mi accompagnò all’uscita facendomi strada. Salimmo in auto per tornare in Hotel. Il silenzio la faceva da padrona.
Davanti alla porta della stanza si bloccò.
-Entra ti prego.
-No.
-Edward parliamone.
-Mi hai spiegato già tutto. Ti ho portato via ogni briciolo di dignità, ho aperto gli occhi.
-E quindi mi lasci così?
-Tanto tu mi lasceresti così domani.
-E quindi il Dr. Cullen non può permettere di essere mollato vero? Deve essere lui, quello che infrange i cuori? Tu hai capito ciò che ti ho detto a tavola? Hai la minima idea di ciò che hai fatto per avermi quando bastava incontrarmi fuori e chiedermi di uscire?
-No, non è facile incontrarti. Sei sempre qua, o in casa tua. Le mie alternative? Fare il ladro o costringerti a passare del tempo con me.
-Costringermi. Esatto. Non ho potuto scegliere. E pensare che avrei scelto di uscire con te. Tu mi piaci, ci attraiamo. Siamo liberi entrambi. Quale impedimento ci sarebbe stato?
-Non lo so Isa. Avevo questa possibilità. L’ho colta al volo, non mi importa il mezzo con cui potevo arrivare a te. Dovevo solo arrivare a te. Posso capire la tua posizione ma sinceramente non me ne frega un cazzo. Io dovevo avere la tua attenzione e l’ho avuta. Ti ho punzecchiata e nonostante tutto sei qui con me. E come mi hai confermato prima, ci sei dentro anche tu. E nel momento migliore, quando riusciamo ad avere un po’ di intimità ti tiri indietro. Abbiamo scopato tutto il pomeriggio e tu dopo ci ripensi?
-Vedi la differenza, per te abbiamo scopato, per me abbiamo fatto l’amore.
-Isabella non ti capisco.
-La nostra conoscenza è una cosa, i sentimenti sono tutt’altro. Ho messo in discussione il modo con cui mi hai portato a te, non quello che provo per te.
-Cosa provi per me?
-Ormai è chiaro no?
-Ha un nome questa cosa, dillo!
-No!
-Perché?
-Perché lo hai già usato contro di me.
Mosse un passo verso l’interno della stanza.
-Dimmi cosa provi per me?
Chiuse la porta.
-Dimmelo!
Un passo verso di me, un altro ancora e poi di nuovo a pochi centimetri da me.
-Dimmelo…
Un soffio sulle mie labbra.
-Dimmelo Isa.
-Io…
-Tu…
-Io non lo so Edward…
-Si che lo sai…
-Io, tu… Ecco cedi che ti dicevo? Mi hai travolta, mi ha annientata e in un paio di giorni mi sono innamorata di te…
Lui voleva me e io dovevo sottostare a lui solo ed esclusivamente per una questione economica.
Ora però quel bacio stava ad indicare che qualcosa era cambiato, le nostre parti nei giochi erano cambiati.
Le sue labbra risultarono sorprese e sopraffate, le mie… vogliose.
Scossi la testa mi alzai da quel letto e corsi in bagno.
-Isa per favore aprimi.
-NO!
-Non è successo nulla se vuoi che sia così.
-SMETTILA DI FARE L’AMOREVOLE!
-Non voglio farlo, ma non voglio neanche tu stia male per questo. Per favore aprimi.
-Dammi un attimo… Mi calmo.
-Ordino la cena in camera?
-Si grazie.
Mi calmai, cenammo in assoluto silenzio e quando fummo sazi abbastanza, mi alzai da tavola e mi preparai per la notte.
Mi sistemai in un angolo del letto, coperta fino alla fronte.
Tremavo, ma non di freddo.
Non era freddo quello.
Sentii i suoi passi per la stanza fino a che non si chiuse in bagno.
Cercai di rilassarmi e mi addormentai, forse troppo stanca e provata, senza dargli la buonanotte.
______________
Mi svegliai sentendo la sua presenza molto vicina al mio viso.
-Buongiorno…
Sentii il suo profumo invadere il mio viso.
-Mmhh…
La mattina per me è traumatica.
Da sempre.
Mezz’ora per aprire gli occhi e altrettanto per cercare di abbandonare il letto.
-Dunque… Vediamo se soffri il solletico…
NOOOOOOOOOO!!!!
Scattai in piedi, come un gatto di fronte al getto dell’acqua.
Lo vidi rotolare giù dal letto tenendosi la pancia con le mani e ridere come un bambino.
-SMETTILA DI SFOTTERE! NON SI SCHERZA CON IL MIO RISVEGLIO!
-Cough… sei troppo… cough… buffa… cough… dovresti vederti… cough…
L’ira durò un istante, mi voltai verso la finestra e il vedermi tutta arruffata, arrotolata al lenzuolo e in piedi sul comodino non mi dava proprio un’aria seria, o per lo meno rispettabile.
Scesi dal mio rifugio anti solletico, cercando di ricompormi.
-Alle 10.00 abbiamo il massaggio, se vuoi farlo è meglio che ti cambi…
Rideva ancora mentre mi parlava. E solo un pizzicotto sulla coscia auto provocato mi aiutò a distogliere lo sguardo da questo adone.
-Devo iniettarmi caffeina…
-Iniettarti?
Faceva il simpatico?
Da quando in qua poteva fare dell’ironia?
LUI… Stava ridendo di me!
Volsi lo sguardo su di lui.
Furente.
Gelo verso i suoi occhi.
-Uhhhh che occhi vitrei micetta!!!
“Io la sua micetta? Ancora una volta “micetta”. Lo detesto quel nomignolo, mi sa tanto di poco di buono!”
La mia bocca bloccata o forse più allibita.
-Che c’è? Ieri ti ho accarezzato la lingua, non te l’ho morsata!
“Isa, devi rispondergli… Isa aziona il cervello e dai il via alla tua voce… Avanti!!! Rispondi cazzo!!! Parlagli o si prenderà altre libertà…”
-Va beh… Vorrà dire che ti userò come bambolina oggi…
Ecco… vedi!?!?!
“STUPIDA!! STUPIDA!!! NON DEVE AVERE MODO DI PARLARE! Se parla e ti conquista è finita. Ti ha già vista sciolta alle sue lusinghe! FINISCILA! Riprenditi la tua dignità!”
Strafottente come nessuno si mise a tavola.
Prese il suo caffè, sorseggiandolo con gusto e ignorando il mio sguardo infuriato.
Ora… La situazione richiedeva una svolta.
La prima opzione era quella di vomitargli addosso quanto schifo mi facesse. Avrei potuto esordire in questo modo:
“Brutto figlio di buona donna, smetti di fare lo sbruffone una volta per tutte e scendi dal tuo piedistallo!”
Tutto questo guardandolo dritto negli occhi e con la fermezza che mi contraddistingue, gli avrei infilato la mia lingua in bocca e me lo sarei fatto li proprio su quella sedia, con il gusto del caffè in bocca e giocando con la crema dei cornetti…
“PORCA TROIA ISA RIPIGLIATI!!! LUI E’ IL NEMICO, LUI TI STA USANDO, LUI TI HA COMPRATA, LUI FA SCHIFO, LUI… LUI… E’ UN DIO SCESO IN TERRA… COME CAZZO FACCIO!!!”
E con questo mi ero dimenticata la seconda opzione.
Mi aveva azzerata.
Mi aveva resa stupida e allocca e ci son cascata per bene!
Finii la colazione immusonita e senza proferir parola. Mi bloccava la sua persona. La sua bellezza, la sua fermezza e la sua sicurezza. Come un veggente strafottente, se ne stava lì seduto, al nostro tavolo, fissandomi e anticipando le mie mosse.
Sembrava conoscere le mie mosse.
“COME CAZZO FA!!!”
Così si alzò dalla sedia, e prendendomi per mano mi accompagnò alla porta.
-Sicura di voler uscire? Potremmo intrattenerci ancora un po’ qua…
“NON GUARDARLO! NON GUARDARLO! NON GUARDARLO! NON GUARDARLO!”
Detto fatto!
I suoi occhi erano ipnotici, gelanti.
(Tranne che per alcune parti del mio corpo, che al suo sguardo vibrano come il mio cellulare)
“Isa parla!”
-Massaggio!
“UNA FRASE DI SENSO COMPIUTO MAGARI!?!?”
-Capito, quante parole riusciremo a dire oggi?? Sei o sette?
Sguardo fulminante…
(Nei cartoni animati funziona)
-Ehi bambolina, vacci piano con questi sguardi, potresti imbambolarmi!-
“MAGARI!”
-Andiamo…
Era riuscito ad azzerarmi, si si!
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Il massaggio fu molto rilassante. Ci fecero accomodare nella cabina doppia, atmosfera romantica, oltre che rilassante, candele accese, petali di rose sparsi, profumi di olii essenziali e due dei miei colleghi ad attenderci.
A Edward toccò fare il massaggio con Anna, una mia collega di qualche anno più grande, dalle mani calde e potenti. Capace di farti rilassare in pochi minuti. A me toccò Andrea. Io e Andrea non parlavamo molto, un paio di anni più grande di me, ma storie e vite completamente diverse, nulla ci accomunava se non il datore di lavoro.
Come ci fecero accomodare sui futon, venne accesa una musica rilassante tipicamente orientale, e come mi sdraiai cercai di pensare a come affrontare il resto della giornata.
Venni disturbata dal ticchettio delle scarpe della mia Direttrice. Cavalcata tipica. Passo pesante e fastidioso. Soprattutto se si è in un centro benessere, dove la pace e il silenzio devono regnare!
Sentii aprire la porta scorrevole ma poi nient’altro.
Ero pure sotto controllo???
Non ci posso credere!!
La porta si richiuse e decisi di sfruttare il massaggio, rilassandomi e lasciandomi andare.
Mi ridestai dopo un po’…
Sentivo sghignazzare alle mie spalle.
Le calde mani di Andrea non mi sfioravano più.
Mi ero addormentata!
Mi girai verso l’altro futon e notai Edward che se la rideva.
-Riposata Isa??
-Si perché?
Cominciò a ridere.
Premessa.
"Qual'è la peggiore posizione per dormire? Quella a pancia in giù, perché comprime lo stomaco, facilita il reflusso di acidi gastrici e favorisce la tendenza a russare. Inoltre nuoce sia al collo sia alla schiena, perché in posizione prona la colonna vertebrale non ha la possibilità di distendersi così come dovrebbe e la pressione su muscoli e articolazioni è così forte da poter causare infiammazioni di nervi e formicolio agli arti."
Detto ciò, quando mi trovo a dormire a pancia in sotto, io russo.
Torniamo a noi…
-Faccio così ridere?
-Un pochino si!
-Potrei sapere il motivo?
-Hai battuto il ritmo dei massaggi, tutto il tempo!
Cercai di capire le sue parole e quando mi ricordai del mio piccolo difetto mi buttai con il viso sul futon.
Mio fratello mi aveva sempre preso in giro per questo. Registrandomi in più di una occasione con il suo cellulare e facendo ascoltare i miei fischi ai suoi compagni di scuola!
Avevo russato durante il massaggio, e lui ne rideva.
Lo sentivo ridere di gusto. Dovevo zittirlo subito. Ma come alzai la testa lo vidi ancora sdraiato sul futon con le mani sulla pancia che se la rideva come matti.
Pensa Isa, pensa.
Il mio corpo agì da se.
Gli afferrai i polsi, con tutta velocità li spostai verso l’alto, sopra la sua testa. Mi portai a cavalcioni su di lui, sfiorai il suo naso con il mio.
Sguardo fisso.
Smise subito di ridere.
Cominciò a rivolgermi il suo sguardo da perverso ma lo bloccai subito, minacciandolo di cospargergli la cera calda delle tremila candele presenti nella stanza sui suoi zebedei, se non l’avesse fatta finita!!!
Lo sguardo da marpione si fece interrogatorio e preoccupato.
Ero seria.
Gli avevo rivolto poche parole ma efficaci.
E chiamare i suoi testicoli “zebedei” gli doveva aver fatto capire che non scherzavo affatto.
______________
Avevo vinto una battaglia, non la guerra, ma ero riuscita ad avanzare un po’.
Avevo zittito il mio adone e ne andavo fiera!
Avevo fame.
Eravamo di nuovo in camera.
-Dove vuoi pranzare? Scendiamo in sala o vuoi rimanere qua?
Serio, composto quasi scontroso direi.
-Qua
Prese in mano la cornetta del telefono.
-Vorrei il servizio in camera
Alzò gli occhi al soffitto, in silenzio. La cornetta ancora all’orecchio.
-Si grazie, ci può far avere il pranzo in camera? Siamo in due… Si va bene il menù del giorno grazie… Ah mi scusi, dimenticavo una cosa fondamentale!!!
Nel mentre si voltò verso di me…
-Niente candele nel carrello, ne sono allergico. Grazie
In quel momento esplosi in una risata fragorosa. Era pure attore!
Mi ritrovai però sospesa a mezz’aria senza neanche capire come fosse successo. In genere inciampo anche da ferma, ma questa volta non stavo cadendo. Cercando di capire che stesse succedendo mi ritrovai tra le braccia di Edward.
In quel momento, complice la situazione che si era creata, aggiungendo gli ormoni che stavano urlando al cielo, i suoi lineamenti perfetti, mi ritrovai preda degli eventi e agguantai le sue labbra con le mie.
Lo baciai. Io lo feci. Io lo presi. Di nuovo.
Mi aggrappai alle sue spalle e mi strinsi a lui. Lo divorai, lo assaporai.
-T’innamorerai di me, Edward…-
Furono le uniche parole tra noi in un lungo momento di passione, disturbato solo dal pranzo in camera.
Quando il cameriere bussò, ci staccammo affannati e incatenati nei nostri sguardi.
L’incessante bussare del cameriere, al quale non davamo risposta, ci costrinse ad allontanarci e a distaccare gli sguardi.
Edward.
Lui andò ad aprire al poveretto che aspettava dietro a quella porta.
Lui spostò il carrello dentro la stanza, senza far caso al cameriere.
Sempre lui, facendo un passo indietro per dargli la mancia e a quel punto, lui, sempre lui, solo lui, si avvicinò a me.
-Hai fame…
-No…
-Non avrei ammesso altre risposte…
E di nuovo tra le sue braccia finimmo sul letto.
Potevo toccare la sua pelle.
Scolpito e sodo.
E non potevo resistergli.
Avevo tentennato per tutto il tempo.
Tempo perso.
Perché lui era da avere, toccare, baciare.
Ogni minuto lontano da lui era solo spreco.
Immersa in questi pensieri decisi di non perdere altro tempo e di tuffarmi di nuovo su quelle labbra.
Ambrosia.
Nettare.
Mie.
___________
Decidemmo di mangiare sul letto. Di non alzarci e vagabondare per l’intero pomeriggio. Un lungo pomeriggio fatto di sguardi, baci e tanta attività fisica!!
Mi alzai dal letto, ma Edward si aggrappò al mio braccio e mi fece distendere sul letto. Si stese su di me.
-T’innamorerai di me, Isa.
-E tu?
-Io ti voglio. Tutta per me.
-Ti stancherai…
-Mai…
-Giuralo…
-Non c’è bisogno, ma se ti serve te lo giuro…
Spostai lo sguardo verso la porta della stanza.
-Qualcosa ti turba?
-Si Edward…
-Vuoi parlarmene?
-Non ora ma prima o poi dovremmo..
-Giusto.
-Ora posso alzarmi?
-E’ così necessario?
-Direi di si.
-Mi permetti solo un’ultima domanda?
-Avanti, o me la faccio addosso!
-I miei metodi sono strambi, lo ammetto. Ma tu, fammi entrare. Io posso darti tutto ciò che vuoi, oppure nulla, ma tienimi con te…
Mi alzai dal letto. Era troppo per me. Il suo sguardo, le sue intenzioni. Dov’era finita la mia forza? Dov’era finita Isabella in tutto questo? Potevo rinnegare ogni mio valore per quest’uomo??? Certo era bello, ricco e potente, ma nulla che avesse a che fare con me. E poi perché io?
Perché aveva scelto me?
Avremmo parlato. Non ora.
Altro muro che aveva distrutto.
Non avrei mai permesso di lasciar perdere questioni così importanti, anche se solo per qualche minuto. Dovevo analizzare sempre tutto e ora? Ora non avevo risposte, non ne volevo.
Mi vestii, e tornai da lui.
-Vuoi cenare fuori?
Era ancora steso a letto, era ancora nudo. Era splendido.
-Si, se deciderai mai di alzarti…
-Dove?
-Voglio un posto tranquillo, dove io e te possiamo stare tranquilli e dove soprattutto non conosco nessuno…
Il suo sorriso si spalancò e prese il mio posto in bagno.
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Candele accese sul tavolo. Bottiglia di vino rosso e un piatto di pasta da dividere.
-Vorrei poter replicare.
-Vorrei…
-Perché non si può?
-Perché questo è solo un week end. Un lungo week end che domani si concluderà. Tutto qui.
-Tu mi ami.
-Non c’entra con il mio discorso.
-No?
-No. Io li ci lavoro, io mi sono fatta umiliare per mantenere il posto di lavoro. Io ho fatto a cazzotti con tutta me stessa pur di mantenere il mio lavoro. Ma sono qui a pensare come presentarmi lunedì in ufficio dopo tutto questo. Forse per te è un gioco, ma io ne sono la vittima. Vedila dal mio punto di vista.
-Non ci riesco.
-E allora ti sei risposto.
-Puoi lasciare quel lavoro, trovarne un altro.
-Ho un mutuo.
-Hai me.
-Non voglio dipendere da nessuno, tantomeno da te.
-Ho capito.
L’atmosfera si era rovinata e lui era divenuto buio in volto.
Dopo l’ennesimo bicchiere di vino alzò il suo sguardo su di me.
-Considerati libera. La stanza è pagata. Io ho perso con te.
Rimasi gelata. Aveva fatto di tutto per avermi e in un attimo di fronte a delle semplici teorie si tirava indietro.
Fece cenno al cameriere, chiese il conto dandogli la carta di credito, e si alzò. Mi aiutò con la sedia, con la borsa e da bravo cavaliere mi accompagnò all’uscita facendomi strada. Salimmo in auto per tornare in Hotel. Il silenzio la faceva da padrona.
Davanti alla porta della stanza si bloccò.
-Entra ti prego.
-No.
-Edward parliamone.
-Mi hai spiegato già tutto. Ti ho portato via ogni briciolo di dignità, ho aperto gli occhi.
-E quindi mi lasci così?
-Tanto tu mi lasceresti così domani.
-E quindi il Dr. Cullen non può permettere di essere mollato vero? Deve essere lui, quello che infrange i cuori? Tu hai capito ciò che ti ho detto a tavola? Hai la minima idea di ciò che hai fatto per avermi quando bastava incontrarmi fuori e chiedermi di uscire?
-No, non è facile incontrarti. Sei sempre qua, o in casa tua. Le mie alternative? Fare il ladro o costringerti a passare del tempo con me.
-Costringermi. Esatto. Non ho potuto scegliere. E pensare che avrei scelto di uscire con te. Tu mi piaci, ci attraiamo. Siamo liberi entrambi. Quale impedimento ci sarebbe stato?
-Non lo so Isa. Avevo questa possibilità. L’ho colta al volo, non mi importa il mezzo con cui potevo arrivare a te. Dovevo solo arrivare a te. Posso capire la tua posizione ma sinceramente non me ne frega un cazzo. Io dovevo avere la tua attenzione e l’ho avuta. Ti ho punzecchiata e nonostante tutto sei qui con me. E come mi hai confermato prima, ci sei dentro anche tu. E nel momento migliore, quando riusciamo ad avere un po’ di intimità ti tiri indietro. Abbiamo scopato tutto il pomeriggio e tu dopo ci ripensi?
-Vedi la differenza, per te abbiamo scopato, per me abbiamo fatto l’amore.
-Isabella non ti capisco.
-La nostra conoscenza è una cosa, i sentimenti sono tutt’altro. Ho messo in discussione il modo con cui mi hai portato a te, non quello che provo per te.
-Cosa provi per me?
-Ormai è chiaro no?
-Ha un nome questa cosa, dillo!
-No!
-Perché?
-Perché lo hai già usato contro di me.
Mosse un passo verso l’interno della stanza.
-Dimmi cosa provi per me?
Chiuse la porta.
-Dimmelo!
Un passo verso di me, un altro ancora e poi di nuovo a pochi centimetri da me.
-Dimmelo…
Un soffio sulle mie labbra.
-Dimmelo Isa.
-Io…
-Tu…
-Io non lo so Edward…
-Si che lo sai…
-Io, tu… Ecco cedi che ti dicevo? Mi hai travolta, mi ha annientata e in un paio di giorni mi sono innamorata di te…
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