domenica 26 gennaio 2014

Il nostro futuro

Prenditi il mio cuore, prenditi la mia vita. È la mia resa.
“Cretina! Cretina! Cretina!”
Non è possibile che tutto questo sia accaduto a me.
È domenica. L’ultimo giorno di questo assurdo week end.
Siamo in piedi, fiere pronte a battersi. Ma per nulla.
Lui ci sperava, io ci sono cascata.
“Cretina! Cretina! Cretina!”
È stato inatteso ma è accaduto.
Il peggio. “O il meglio?”
L'annullamento. “O finalmente completa?”
La mia resa. “O il trionfo?”
Da fiera a preda mi lascio andare.
Da bravo predatore ha colto l'occasione.
-Lasciati andare a me...
“Come se fosse possibile resisterti!”
La sua voce come una nenia.
L'ho fatto.
Ho ceduto.
“Inevitabile!”
Mi trovo tra le sue braccia e non voglio combattere la mia paura.
-Ti posso dare il mondo…
Miele per le mie orecchie.
-Posso cambiare la tua vita e riempirti di me, di ogni cosa che desideri…
Ciò di cui il mio cuore si nutre. Le sue parole.
-Sarò il tuo amante, amico, confidente…
Lo so cosa state pensando, è bastato così poco?
Si. Questa volta si.
Sono in braccio ad un uomo statuario, bello, prepotente e allo stesso tempo dolce. Ricco, strambo nella sua perfezione. Sta offrendo una svolta alla mia umile vita. Perché non potrei approfittarne? In fondo il lavoro è un contratto, e se non dovesse andare bene con lui avrei comunque la garanzia di un lavoro. Verrebbe un po’ a meno la mia dignità, ma la banca si lava le mani della mia dignità. La banca vuole al 15 del mese i suoi soldi e io non ne ho. In più avrei un uomo affascinante con cui dividere il letto. Oddio sto farneticando!!!
-La testa mi esplode…
Soffio incupita.
-Chiudi gli occhi, rilassati…
Mentre Edward mi appoggia sul letto lo trattengo.
-Devo pensarci…
-Ti lascio sola.
-No. Resta. Devi rispondere ad ogni mio dubbio, ho mille domande per te.
-Come vuoi.
E un soffio in stile pentola pressione, uscì dalla mia bocca.
-Dimmi cosa ti passa per questa testolina.
La sua mano calda sulla mia fronte. Seduto a fianco a me, chino verso il mio viso.
-Risponderò a tutto. Voglio te, voglio che funzioni.
-Hai solo scopato con me?
-No.
-Cos'era, cos'è stato? Cosa ci sarà per me?
Poggiando la mia mano sul suo petto, i suoi occhi bassi sui miei.
“Se mi guardi così mando a quel paese anche l’ultimo briciolo di dignità e ti salto addosso. Di nuovo!”
-Non so dargli un nome. È forte e potente e non so gestirlo, e all'idea di non averlo più mi spaventa, perché so che sarà difficile convivere con questo sentimento senza averti accanto.
-Cosa ci sarà nella tua vita per me?
-Quello che vuoi.
-Il mio appartamento?
-Se proprio devi tenerlo ti aiuterò a mantenerlo.
-Vorrei mantenerlo ma per viverci.
-Non se ne parla.
-Ti ascolti quando parli?
-Dopo queste due notti non posso fare a meno di dividere il mio letto con te. Stanotte mentre dormivi ti ho coccolata, stretta a me, ti ho parlato, e tu mi hai sorriso. A te piace.
-Che mi piaccia è fuori discussione, ma non significa che sia indispensabile.
-Per me sì!
-Inutile eh? Quando decidi poi fai… Sembri un rullo compressore.
-Non saresti qui con me.
-Giusto.
-Ti mancherei Isa.
-Sicuro? Va beh… Il lavoro. Cosa potrei fare? Devo cercare un qualcosa che io possa svolgere.
-Non mi hai lasciato parlare al ristorante. Posso darti una mano, assumendoti potrei darti un lavoro e uno stipendio, un contratto, una tutela per le tue finanze. Chiamalo come ti pare.
-Non riuscirò a dare il preavviso. Non sarà facile tornare qui dopo questo fine settimana.
-Lascia fare tutto a me. Parlo io con loro, te l'ho già detto, lasciati andare a me.
-Che ne sarà di me?
-Smettila Isa. Sono qua io a pensare a te. Lascia che il peso di tutto ciò che hai trasportato in questi anni possa portarlo io. Lascia che possa mostrarti il potenziale della vera Isa, quella passionale e capace.
-Non sai nulla di me.
-Allora parlami, apriti. Raccontami di te. Cominciamo subito, non voglio perdere un solo secondo di più. Anche se so che ho già scoperte le tue carte!
Mi stavo arrendendo? Avevo trovato qualcuno capace di reggere il mondo al posto mio?
D'istinto mi volto dandogli la schiena.
Gettare tutto ciò che avevo pensato pochi secondi prima giù per il cesso. Sono debole, basta poco. Una parola od una frase girata male e mi ritrovo stare al mondo a testa in giù. Non mi piace ma è così che sono, uno dei miei tanti lati negativi, forse il più brutto.
E Edward deve aver intuito questo mio cambiamento d'umore. Sta carezzando la mia schiena e non dice nulla.
Poggia le sue labbra sulla mia spalla e sussurra parole splendide che ho quasi paura ad ascoltare per non farle sentire al cuore, allora per far sì che il cervello non le comprenda sospiro rumorosamente e mi volto zittendolo impossessandomi della sua bocca impenitente.
Lo bacio.
A fondo.
Potente.
Caldo.
Per niente silenzioso.
Un ringhio che nasce dalla sua gola e mi fa vibrare come una corda di violino.
È passione.
La mia follia.
Si... Oggi finalmente ho compreso la cosa fondamentale di tutta questa storia.
Non posso pensare di staccarmi da lui.
A questo punto, se fossi in un romanzo, dovrebbe succedere qualcosa di tragico affinché i protagonisti capiscano qual è il sentimento che provano. Non ce n'è bisogno. So già da me cosa c'è in questa stanza oltre a noi due.
C'è qualcosa che lui ha visto e sentito molto prima di me.
Ci siamo noi due e il nostro amore.
E fa paura, fa male al cuore tanto da farmi torcere la bocca.
La stessa che ora è in possesso di Edward.
Mi scava, mi assapora, mi usa e mi piace.
E sono nel caos più assurdo, mi sento presa e tremo dalla paura di perderlo e lasciarlo andare.
Quando mi urlò di ritenermi libera, ho provato una paura folle.
Tutto ciò che ho vissuto in questi tre giorni è assurdo per quanto bello.
Non voglio perderlo.
-Non mi perdi a meno che tu non voglia.
Non devo averlo solo pensato.
Lo fisso e lui risponde il mio sguardo.
-Vieni via con me.
-Un salto nel vuoto. In questo momento però, ho più paura a non saltare.
Ed era di nuovo su di me.
Il suo corpo caldo questa volta disteso sul mio.
Movimenti lenti e sincronizzati. In un attimo nudi e avvinghiati nel calore di ciò che stavamo per provare.
Le sue mani, carezzevoli, stimolano ogni mio punto sensibile che neanche pensavo di percepire più.
Sono mani calde morbide e capaci. Forti e lunghe dita che all’apparenza calde, creano brividi. La pelle si risveglia ogni volta che mi sfiora e mi tocca. Mi perdo in una miriade di sensazioni, la stessa che si ha osservando i fuochi d’artificio, fino a che ogni terminazione nervosa si ritira per il troppo piacere, quasi a trattenerne ogni ricordo.
La potenza di questo uomo, il mio uomo, possente.
Ho imparato ad accogliere quest’uomo così vigoroso. Passionale ed energico, ad ogni affondo è come essere trafitta. Raggiunge parti che mai avrei pensato di avere. Lo sento ad ogni affondo come se mi riempisse fino alla testa. È qui. Non solo dentro di me, che si muove da bravo amatore, ma passa attraverso il mio cuore e anche la mia testa. È parte di me. E morirò prima o poi. Quando si stancherà di questa insulsa personcina, che in poco più di 70 ore si è fatta abbindolare e ora si trova nel caos più assurdo.
Le sue mani coprono il mio volto.
-Non ti perdere Isa, stai con me…
Sussurra.
Forse si è accorto dei miei viaggi mentali.
-Sentimi…
La mia bocca prova ad articolare qualcosa ma la sua è più rapida, la sua lingua imita il suo corpo immerso in me.
Mi penetra e ne sono estasiata. È qualcosa di inimmaginabile.
È sesso.
È possesso.
Non stiamo solo facendo l’amore, ci stiamo completando, marchiandoci.
-Sarà per sempre?
Tremo nel dire quelle tre parole. Ma lo devo sapere, anche se sono al culmine del godimento.
-In questo momento potrei prometterti la luna…
-Promettimela…
Incalza, aumenta il ritmo.
-Punta i tuoi occhi sui miei…
Mi ordina tra un sospiro e l’altro.
-Guardami e voleremo…
Le sue spinte aumentano di intensità. Lo sento aumentare, amplificare il suo godimento verso me. Ed è così, i suoi affondi cominciano a portarmi verso una realtà alternativa. Non siamo più in quell’alcova, ma ci stiamo librando verso il cielo. Stavamo fluttuando immersi nel piacere, quando il culmine ci coglie all’improvviso e dopo un’esplosione di sensazioni, odori, gemiti e perle di sudore, atterriamo nuovamente su quel materasso che ha conosciuto la nostra verità.
Un amore nato tra quelle lenzuola. Un qualcosa all’apparenza sporco, ma in realtà carico di significato.
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Mi ritrovo ad osservare l'orizzonte dalla porta finestra dell'appartamento di Edward. Uno spettacolo unico.
Da quel week end non siamo più stati in grado di separarci.
Lavoro per lui.
Sono la sua segretaria personale.
Primo perché era l'unico lavoro che Edward mi avrebbe mai permesso di fare, secondo perché un incarico stimolante. Soprattutto se ripenso alle riunioni del lunedì mattina. Quattro ore intense passate chiusi nel suo ufficio per pianificare gli appuntamenti della settimana. Ne basterebbe mezza, ma è troppo eccitante giocare con lui.
Ha fatto tutto ciò che mi aveva promesso in quella stanza d'albergo.
Mi ha permesso di non tornarci più.
Mi ha fatto trovare un contratto da firmare il giorno seguente al mio licenziamento.
Mi ha aiutato a traslocare nel suo appartamento non appena terminato il nostro week end.
Mi ha presa, catturata e coinvolta in ogni cosa.
A chi mi conosce è preso un colpo, pensando inizialmente che Edward mi abbia ipnotizzato o drogato o addirittura fatto un rito magico, ma sa che la trasformazione è dovuta solo all'amore che provo per quest'uomo.
È l'amore che proviamo a guidarci. Siamo assieme, siamo felici, e sono sicura che il nostro futuro sarà lungo.
Bisticciamo spesso, anche troppo.
Anche se oramai ho capito il giochetto di Edward. Aizza le scaramucce quasi ogni sera, solo per finire a letto a far pace.
I suoi preliminari…
Li adoro!
Adoro lui.
Adoro la mia nuova vita.
Sono una privilegiata e sto cominciando ad abituarmici.
Edward è una sorpresa dietro l’altra.
Qualche sera fa, per esempio, dopo uno degli amplessi migliori della mia vita, mi ha chiesto cosa ne pensavo di una vita a tre. La mia mascella si è spalancata.
È in grado di sorprendermi in ogni cosa.
Dal semplice pic-nic terminato con una denuncia per atti osceni in luogo pubblico, ai suoi mille modi di dimostrare il suo amore per me. Dai piccoli gesti quotidiani, alle grandi manifestazioni d’amore.
C’è amore in tutto ciò che fa, nel caffè a letto, la doccia calda, il suo costante bisogno di precedere ogni mio desiderio.
La necessità comune di condividere ogni cosa. Cene, feste raduni o convention, sempre assieme. Egoisticamente non potrei più farne a meno.
“Ti mancherei…”
Le sue parole non potevano essere più vere.
Mi sarebbe mancato se non fossi scesa a patti con lui. Se non lo avessi seguito e oggi saremmo solo due stupidi infelici.
Ora, accanto a questa finestra, mentre viaggio con la mente, sono serena, tanto da non aver paura o timore di ciò che accadrà. Ho il mio uomo accanto a me e nulla può toccarmi.
Lo sto aspettando.
Ho organizzato una cenetta a lume di candela.
Sono passati sei mesi dal nostro primo incontro. La mia angoscia e la sua sicurezza. La mia reticenza e la sua volontà. Gli devo tutto.
E mi rendo conto di non aver mai fatto progetti per me prima di incontrare lui, di aver vissuto qualcosa di vuoto e instabile. Divago fino ad osservare la vecchia me. Una serie infinita di porte chiuse, salite senza scopo, giornate senza sorrisi, e soprattutto senza scuse da poter inventare. Una vita spesa nel nulla. Ora ne sono certa.
Ora, che desidero la mia vita, in questo momento che dovrei tremare di paura e mancarmi il fiato, vorrei urlare al mondo intero la nuova versione di me. Quella che ha saputo accogliere l’amore. Quello vero.
Un passo verso lui, verso un mondo torto che torna in piedi in un attimo, un passo verso una me più sicura, più consapevole di se stessa.
Così mi sento completa a pensare ad una famiglia, non fuggo, non mi spaventa, anche se è poco che ci conosciamo. Io non posso essere più sicura di questo mio destino.
Ci lavoreremo, ci divertiremo a immaginarlo, a sognarlo e a modellarlo mentre, fusi l’uno nell'altra, ci crogioliamo nel sentimento più vero. Il nostro amore.
La porta di casa si apre.
“Ci siamo Isa!!!”
-Amore sono a casa…

Diamo il via al nostro futuro…

giovedì 26 settembre 2013

...Alti e bassi...

Quel bacio e quella passione si erano dimostrati qualcosa di inaspettato. Mai nella vita mi sarei comportata così.

Lui voleva me e io dovevo sottostare a lui solo ed esclusivamente per una questione economica.

Ora però quel bacio stava ad indicare che qualcosa era cambiato, le nostre parti nei giochi erano cambiati.

Le sue labbra risultarono sorprese e sopraffate, le mie… vogliose.

Scossi la testa mi alzai da quel letto e corsi in bagno.

-Isa per favore aprimi.

-NO!

-Non è successo nulla se vuoi che sia così.

-SMETTILA DI FARE L’AMOREVOLE!

-Non voglio farlo, ma non voglio neanche tu stia male per questo. Per favore aprimi.

-Dammi un attimo… Mi calmo.

-Ordino la cena in camera?

-Si grazie.

Mi calmai, cenammo in assoluto silenzio e quando fummo sazi abbastanza, mi alzai da tavola e mi preparai per la notte.

Mi sistemai in un angolo del letto, coperta fino alla fronte.

Tremavo, ma non di freddo.

Non era freddo quello.

Sentii i suoi passi per la stanza fino a che non si chiuse in bagno.

Cercai di rilassarmi e mi addormentai, forse troppo stanca e provata, senza dargli la buonanotte.

______________

Mi svegliai sentendo la sua presenza molto vicina al mio viso.

-Buongiorno…

Sentii il suo profumo invadere il mio viso.

-Mmhh…

La mattina per me è traumatica.

Da sempre.

Mezz’ora per aprire gli occhi e altrettanto per cercare di abbandonare il letto.

-Dunque… Vediamo se soffri il solletico…

NOOOOOOOOOO!!!!

Scattai in piedi, come un gatto di fronte al getto dell’acqua.

Lo vidi rotolare giù dal letto tenendosi la pancia con le mani e ridere come un bambino.

-SMETTILA DI SFOTTERE! NON SI SCHERZA CON IL MIO RISVEGLIO!

-Cough… sei troppo… cough… buffa… cough… dovresti vederti… cough…

L’ira durò un istante, mi voltai verso la finestra e il vedermi tutta arruffata, arrotolata al lenzuolo e in piedi sul comodino non mi dava proprio un’aria seria, o per lo meno rispettabile.

Scesi dal mio rifugio anti solletico, cercando di ricompormi.

-Alle 10.00 abbiamo il massaggio, se vuoi farlo è meglio che ti cambi…

Rideva ancora mentre mi parlava. E solo un pizzicotto sulla coscia auto provocato mi aiutò a distogliere lo sguardo da questo adone.

-Devo iniettarmi caffeina…

-Iniettarti?

Faceva il simpatico?

Da quando in qua poteva fare dell’ironia?

LUI… Stava ridendo di me!

Volsi lo sguardo su di lui.

Furente.

Gelo verso i suoi occhi.

-Uhhhh che occhi vitrei micetta!!!

“Io la sua micetta? Ancora una volta “micetta”. Lo detesto quel nomignolo, mi sa tanto di poco di buono!”

La mia bocca bloccata o forse più allibita.

-Che c’è? Ieri ti ho accarezzato la lingua, non te l’ho morsata!

“Isa, devi rispondergli… Isa aziona il cervello e dai il via alla tua voce… Avanti!!! Rispondi cazzo!!! Parlagli o si prenderà altre libertà…”

-Va beh… Vorrà dire che ti userò come bambolina oggi…

Ecco… vedi!?!?!

“STUPIDA!! STUPIDA!!! NON DEVE AVERE MODO DI PARLARE! Se parla e ti conquista è finita. Ti ha già vista sciolta alle sue lusinghe! FINISCILA! Riprenditi la tua dignità!”

Strafottente come nessuno si mise a tavola.

Prese il suo caffè, sorseggiandolo  con gusto e ignorando il mio sguardo infuriato.

Ora… La situazione richiedeva una svolta.

La prima opzione era quella di vomitargli addosso quanto schifo mi facesse. Avrei potuto esordire in questo modo:

“Brutto figlio di buona donna, smetti di fare lo sbruffone una volta per tutte e scendi dal tuo piedistallo!”
Tutto questo guardandolo dritto negli occhi e con la fermezza che mi contraddistingue, gli avrei infilato la mia lingua in bocca e me lo sarei fatto li proprio su quella sedia, con il gusto del caffè in bocca e giocando con la crema dei cornetti…
“PORCA TROIA ISA RIPIGLIATI!!! LUI E’ IL NEMICO, LUI TI STA USANDO, LUI TI HA COMPRATA, LUI FA SCHIFO, LUI… LUI… E’ UN DIO SCESO IN TERRA… COME CAZZO FACCIO!!!”

E con questo mi ero dimenticata la seconda opzione.

Mi aveva azzerata.

Mi aveva resa stupida e allocca e ci son cascata per bene!

Finii la colazione immusonita e senza proferir parola. Mi bloccava la sua persona. La sua bellezza, la sua fermezza e la sua sicurezza. Come un veggente strafottente, se ne stava lì seduto, al nostro tavolo, fissandomi e anticipando le mie mosse.

Sembrava conoscere le mie mosse.

“COME CAZZO FA!!!”

Così si alzò dalla sedia, e prendendomi per mano mi accompagnò alla porta.

-Sicura di voler uscire? Potremmo intrattenerci ancora un po’ qua…

“NON GUARDARLO! NON GUARDARLO! NON GUARDARLO! NON GUARDARLO!”

Detto fatto!

I suoi occhi erano ipnotici, gelanti.

(Tranne che per alcune parti del mio corpo, che al suo sguardo vibrano come il mio cellulare)

“Isa parla!”

-Massaggio!

“UNA FRASE DI SENSO COMPIUTO MAGARI!?!?”

-Capito, quante parole riusciremo a dire oggi?? Sei o sette?

Sguardo fulminante…

(Nei cartoni animati funziona)

-Ehi bambolina, vacci piano con questi sguardi, potresti imbambolarmi!-

“MAGARI!”

-Andiamo…

Era riuscito ad azzerarmi, si si!

_______

Il massaggio fu molto rilassante. Ci fecero accomodare nella cabina doppia, atmosfera romantica, oltre che rilassante, candele accese, petali di rose sparsi, profumi di olii essenziali e due dei miei colleghi ad attenderci.

A Edward toccò fare il massaggio con Anna, una mia collega di qualche anno più grande, dalle mani calde e potenti. Capace di farti rilassare in pochi minuti. A me toccò Andrea. Io e Andrea non parlavamo molto, un paio di anni più grande di me, ma storie e vite completamente diverse, nulla ci accomunava se non il datore di lavoro.

Come ci fecero accomodare sui futon, venne accesa una musica rilassante tipicamente orientale, e come mi sdraiai cercai di pensare a come affrontare il resto della giornata.

Venni disturbata dal ticchettio delle scarpe della mia Direttrice. Cavalcata tipica. Passo pesante e fastidioso. Soprattutto se si è in un centro benessere, dove la pace e il silenzio devono regnare!

Sentii aprire la porta scorrevole ma poi nient’altro.

Ero pure sotto controllo???

Non ci posso credere!!

La porta si richiuse e decisi di sfruttare il massaggio, rilassandomi e lasciandomi andare.

Mi ridestai dopo un po’…

Sentivo sghignazzare alle mie spalle.

Le calde mani di Andrea non mi sfioravano più.

Mi ero addormentata!

Mi girai verso l’altro futon e notai Edward che se la rideva.

-Riposata Isa??

-Si perché?

Cominciò a ridere.

Premessa.
"Qual'è la peggiore posizione per dormire? Quella a pancia in giù, perché comprime lo stomaco, facilita il reflusso di acidi gastrici e favorisce la tendenza a russare. Inoltre nuoce sia al collo sia alla schiena, perché in posizione prona la colonna vertebrale non ha la possibilità di distendersi così come dovrebbe e la pressione su muscoli e articolazioni è così forte da poter causare infiammazioni di nervi e formicolio agli arti."
Detto ciò, quando mi trovo a dormire a pancia in sotto, io russo.
Torniamo a noi…
-Faccio così ridere?

-Un pochino si!

-Potrei sapere il motivo?

-Hai battuto il ritmo dei massaggi, tutto il tempo!

Cercai di capire le sue parole e quando mi ricordai del mio piccolo difetto mi buttai con il viso sul futon.

Mio fratello mi aveva sempre preso in giro per questo. Registrandomi in più di una occasione con il suo cellulare e facendo ascoltare i miei fischi ai suoi compagni di scuola!

Avevo russato durante il massaggio, e lui ne rideva.

Lo sentivo ridere di gusto. Dovevo zittirlo subito. Ma come alzai la testa lo vidi ancora sdraiato sul futon con le mani sulla pancia che se la rideva come matti.

Pensa Isa, pensa.

Il mio corpo agì da se.

Gli afferrai i polsi, con tutta velocità li spostai verso l’alto, sopra la sua testa. Mi portai a cavalcioni su di lui, sfiorai il suo naso con il mio.

Sguardo fisso.

Smise subito di ridere.

Cominciò a rivolgermi il suo sguardo da perverso ma lo bloccai subito, minacciandolo di cospargergli la cera calda delle tremila candele presenti nella stanza sui suoi zebedei, se non l’avesse fatta finita!!!

Lo sguardo da marpione si fece interrogatorio e preoccupato.

Ero seria.

Gli avevo rivolto poche parole ma efficaci.

E chiamare i suoi testicoli “zebedei” gli doveva aver fatto capire che non scherzavo affatto.

______________

Avevo vinto una battaglia, non la guerra, ma ero riuscita ad avanzare un po’.

Avevo zittito il mio adone e ne andavo fiera!

Avevo fame.

Eravamo di nuovo in camera.

-Dove vuoi pranzare? Scendiamo in sala o vuoi rimanere qua?

Serio, composto quasi scontroso direi.

-Qua

Prese in mano la cornetta del telefono.

-Vorrei il servizio in camera

Alzò gli occhi al soffitto, in silenzio. La cornetta ancora all’orecchio.

-Si grazie, ci può far avere il pranzo in camera? Siamo in due… Si va bene il menù del giorno grazie… Ah mi scusi, dimenticavo una cosa fondamentale!!!

Nel mentre si voltò verso di me…

-Niente candele nel carrello, ne sono allergico. Grazie

In quel momento esplosi in una risata fragorosa. Era pure attore!

Mi ritrovai però sospesa a mezz’aria senza neanche capire come fosse successo. In genere inciampo anche da ferma, ma questa volta non stavo cadendo. Cercando di capire che stesse succedendo mi ritrovai tra le braccia di Edward.

In quel momento, complice la situazione che si era creata, aggiungendo gli ormoni che stavano urlando al cielo, i suoi lineamenti perfetti, mi ritrovai preda degli eventi e agguantai le sue labbra con le mie.

Lo baciai. Io lo feci. Io lo presi. Di nuovo.

Mi aggrappai alle sue spalle e mi strinsi a lui. Lo divorai, lo assaporai.

-T’innamorerai di me, Edward…-

Furono le uniche parole tra noi in un lungo momento di passione, disturbato solo dal pranzo in camera.

Quando il cameriere bussò, ci staccammo affannati e incatenati nei nostri sguardi.

L’incessante bussare del cameriere, al quale non davamo risposta, ci costrinse ad allontanarci e a distaccare gli sguardi.

Edward.

Lui andò ad aprire al poveretto che aspettava dietro a quella porta.

Lui spostò il carrello dentro la stanza, senza far caso al cameriere.

Sempre lui, facendo un passo indietro per dargli la mancia e a quel punto, lui, sempre lui, solo lui, si avvicinò a me.

-Hai fame…

-No…

-Non avrei ammesso altre risposte…

E di nuovo tra le sue braccia finimmo sul letto.

Potevo toccare la sua pelle.

Scolpito e sodo.

E non potevo resistergli.

Avevo tentennato per tutto il tempo.

Tempo perso.

Perché lui era da avere, toccare, baciare.

Ogni minuto lontano da lui era solo spreco.

Immersa in questi pensieri decisi di non perdere altro tempo e di tuffarmi di nuovo su quelle labbra.

Ambrosia.

Nettare.

Mie.

___________

Decidemmo di mangiare sul letto. Di non alzarci e vagabondare per l’intero pomeriggio. Un lungo pomeriggio fatto di sguardi, baci e tanta attività fisica!!

Mi alzai dal letto, ma Edward si aggrappò al mio braccio e mi fece distendere sul letto. Si stese su di me.

-T’innamorerai di me, Isa.

-E tu?

-Io ti voglio. Tutta per me.

-Ti stancherai…

-Mai…

-Giuralo…

-Non c’è bisogno, ma se ti serve te lo giuro…

Spostai lo sguardo verso la porta della stanza.

-Qualcosa ti turba?

-Si Edward…

-Vuoi parlarmene?

-Non ora ma prima o poi dovremmo..

-Giusto.

-Ora posso alzarmi?

-E’ così necessario?

-Direi di si.

-Mi permetti solo un’ultima domanda?

-Avanti, o me la faccio addosso!

-I miei metodi sono strambi, lo ammetto. Ma tu, fammi entrare. Io posso darti tutto ciò che vuoi, oppure nulla, ma tienimi con te…

Mi alzai dal letto. Era troppo per me. Il suo sguardo, le sue intenzioni. Dov’era finita la mia forza? Dov’era finita Isabella in tutto questo? Potevo rinnegare ogni mio valore per quest’uomo??? Certo era bello, ricco e potente, ma nulla che avesse a che fare con me. E poi perché io?

Perché aveva scelto me?

Avremmo parlato. Non ora.

Altro muro che aveva distrutto.

Non avrei mai permesso di lasciar perdere questioni così importanti, anche se solo per qualche minuto. Dovevo analizzare sempre tutto e ora? Ora non avevo risposte, non ne volevo.

Mi vestii, e tornai da lui.

-Vuoi cenare fuori?

Era ancora steso a letto, era ancora nudo. Era splendido.

-Si, se deciderai mai di alzarti…

-Dove?

-Voglio un posto tranquillo, dove io e te possiamo stare tranquilli e dove soprattutto non conosco nessuno…

Il suo sorriso si spalancò e prese il mio posto in bagno.

__________________

Candele accese sul tavolo. Bottiglia di vino rosso e un piatto di pasta da dividere.

-Vorrei poter replicare.

-Vorrei…

-Perché non si può?

-Perché questo è solo un week end. Un lungo week end che domani si concluderà. Tutto qui.

-Tu mi ami.

-Non c’entra con il mio discorso.

-No?

-No. Io li ci lavoro, io mi sono fatta umiliare per mantenere il posto di lavoro. Io ho fatto a cazzotti con tutta me stessa pur di mantenere il mio lavoro. Ma sono qui a pensare come presentarmi lunedì in ufficio dopo tutto questo. Forse per te è un gioco, ma io ne sono la vittima. Vedila dal mio punto di vista.

-Non ci riesco.

-E allora ti sei risposto.

-Puoi lasciare quel lavoro, trovarne un altro.

-Ho un mutuo.

-Hai me.

-Non voglio dipendere da nessuno, tantomeno da te.

-Ho capito.

L’atmosfera si era rovinata e lui era divenuto buio in volto.

Dopo l’ennesimo bicchiere di vino alzò il suo sguardo su di me.

-Considerati libera. La stanza è pagata. Io ho perso con te.

Rimasi gelata. Aveva fatto di tutto per avermi e in un attimo di fronte a delle semplici teorie  si tirava indietro.

Fece cenno al cameriere, chiese il conto dandogli la carta di credito, e si alzò. Mi aiutò con la sedia, con la borsa e da bravo cavaliere mi accompagnò all’uscita facendomi strada. Salimmo in auto per tornare in Hotel. Il silenzio la faceva da padrona.

Davanti alla porta della stanza si bloccò.

-Entra ti prego.

-No.

-Edward parliamone.

-Mi hai spiegato già tutto. Ti ho portato via ogni briciolo di dignità, ho aperto gli occhi.

-E quindi mi lasci così?

-Tanto tu mi lasceresti così domani.

-E quindi il Dr. Cullen non può permettere di essere mollato vero? Deve essere lui, quello che infrange i cuori? Tu hai capito ciò che ti ho detto a tavola? Hai la minima idea di ciò che hai fatto per avermi quando bastava incontrarmi fuori e chiedermi di uscire?

-No, non è facile incontrarti. Sei sempre qua, o in casa tua. Le mie alternative? Fare il ladro o costringerti a passare del tempo con me.

-Costringermi. Esatto. Non ho potuto scegliere. E pensare che avrei scelto di uscire con te. Tu mi piaci, ci attraiamo. Siamo liberi entrambi. Quale impedimento ci sarebbe stato?

-Non lo so Isa. Avevo questa possibilità. L’ho colta al volo, non mi importa il mezzo con cui potevo arrivare a te. Dovevo solo arrivare a te. Posso capire la tua posizione ma sinceramente non me ne frega un cazzo. Io dovevo avere la tua attenzione e l’ho avuta. Ti ho punzecchiata e nonostante tutto sei qui con me. E come mi hai confermato prima, ci sei dentro anche tu. E nel  momento migliore, quando riusciamo ad avere un po’ di intimità ti tiri indietro. Abbiamo scopato tutto il pomeriggio e tu dopo ci ripensi?

-Vedi la differenza, per te abbiamo scopato, per me abbiamo fatto l’amore.

-Isabella non ti capisco.

-La nostra conoscenza è una cosa, i sentimenti sono tutt’altro. Ho messo in discussione il modo con cui mi hai portato a te, non quello che provo per te.

-Cosa provi per me?

-Ormai è chiaro no?

-Ha un nome questa cosa, dillo!

-No!

-Perché?

-Perché lo hai già usato contro di me.

Mosse un passo verso l’interno della stanza.

-Dimmi cosa provi per me?

Chiuse la porta.

-Dimmelo!

Un passo verso di me, un altro ancora e poi di nuovo a pochi centimetri da me.

-Dimmelo…

Un soffio sulle mie labbra.

-Dimmelo Isa.

-Io…

-Tu…

-Io non lo so Edward…

-Si che lo sai…

-Io, tu… Ecco cedi che ti dicevo? Mi hai travolta, mi ha annientata e in un paio di giorni mi sono innamorata di te…

domenica 24 febbraio 2013

Isa. Solo Isa.



-Prenotazione trattamenti buongiorno, sono Isabella, in cosa posso esserle utile?

-Salve, io vorrei prenotare un breve periodo di relax alle terme, cosa mi può consigliare?

-Bene, abbiamo diverse proposte benessere, se vuole posso inviarle un'e-mail con tutti i programmi ed i relativi costi, così potrà decidere.

-Me la invii subito sono davanti al mio Pc, così mentre mi spiega i vari trattamenti comincerò a rilassarmi e potrò decidere immediatamente cosa fare.

-Perfetto, signor…

-Edward Cullen.

-Sig. Cullen, mi può dare il suo indirizzo e-mail?

-Si, Signorina Isabella, siete signorina?

-Sono al lavoro sig. Cullen e queste sono domande troppo private.

-Bene, le do la e-mail, scriva… e.c.studiomedico@gmail.com, è l’e-mail del mio studio privato.

-Inviata, signor Cullen.

-Intanto che attendo di riceverla mi parli di lei.

-Privato.

-Devo rilassarmi per cui non posso arrivare senza sapere nulla di lei.

-Mi chiamo Isabella.

La cosa cominciava ad infastidirmi. Nel frattempo al mio pc arrivò una e-mail dalla direzione. "La leggerò poi…" pensai in attesa che il maniaco al telefono ricevesse la mia e-mail. Tra qualche giorno sarò finalmente a casa e non avrò a che fare con queste chiamate imbarazzanti e alquanto inopportune.

-Oh…..ma questo me lo aveva già detto.

-Bene, questo è tutto quello che deve sapere.

-La sua voce mi dice altro, così leggera ma profonda, dolce ma allo stesso tempo graffiante. Non può immaginare signorina quanto sia un mix letale tutto questo.

"MANIACOOOOOOOOOOOOO"

-Sto solo rispondendo ad una telefonata come da contratto di lavoro, e sono costretta ad essere cortese con un cliente alquanto inopportuno. La prego di controllare la sua posta elettronica cortesemente.

-Uhm… Vediamo… Ah si, eccola… Dunque, si va beh, la spesa non mi importa un granché direi di fare così mi prenoti un Week End Love Story 3 notti.

-Perfetto, le chiedo cortesemente il nome della persona che verrà con lei.

-Isabella.

"Perfetto… Omonimia o simpatia allo stato puro?"

-Il cognome?

-Ancora non lo conosco, sa com'è, certa gente è restia a fornire informazioni su di se.

-Ha già prenotato il soggiorno signor Cullen?

-Sarò da voi questo fine settimana.

-Bene, le manderò per e-mail gli orari, arrivederci.

-Si Isabella, arrivederci.

"Mamma mia che cafone!!! Ho bisogno di ferie, e soprattutto di evitare questo borioso cafone. Lo prenoto e poi lascio tutto alla collega del centro benessere."

Mi giro verso il PC e apro l’e-mail della Direzione.


A tutti i collaboratori
Nel fine settimana sarà ospite un amico del titolare, persona influente che dovrà ricevere un trattamento VIP particolare. 
Il Dottore ci tiene a sottolineare che dovrà essere nostra premura accontentarlo in ogni sua richiesta, ove possibile.
La persona in questione ha già prenotato la Junior Suite da venerdì a lunedì mattina.
Sarò a disposizione per qualsiasi dubbio in merito.
La Direttrice.


"Bene, un'altra rogna!!! Ma si radunano tutti qua nel week end?"

Archiviai l’e-mail e registrai il signor Cullen ed i suoi capricci per togliermelo dal mezzo.

Prenotato il pacchetto per lui e per la sua compagna, lo passai alla collega.

-Digli che sono in ferie, che non sarò disponibile, quello che vuoi ma non voglio più avere a che fare con lui, ha tutti i requisiti dello stalker!!!

-Mando io l’e-mail,  tranquilla.

-Grazie mille.

Angela era una di quelle tipe dalla testa tra le nuvole, ma sapeva fare il suo lavoro, combinazioni tra terme e benessere che solo lei era capace di fare, e sapevo che se poteva mi avrebbe aiutata ad evitarlo. Fino ad ora certe avance le avevo ricevute da novantenni ed in genere allo sportello, mai per telefono.

Il giorno dopo Angela mi inoltrò una mail.


Salve Angela,
Non vorrei sembrarle inopportuno ma ci terrei, in modo particolare, ad essere seguito da Isabella con la quale ho avuto il piacere di discutere del mio soggiorno presso di voi già ieri. 
Per quanto riguarda gli orari a me vanno più che bene, mi faccia la cortesia di chiedere alla sua collega se li trova accettabili e se ha bisogno che io interceda per lei per avere ferie dato che sarà mia ospite per tutto il week end.

Cordialità Dr. Cullen


-Angela…………. è uno scherzo vero???

-Isa, no!! Mi è arrivata stamattina e ti dirò di più. Indovina in quale stanza lui alloggerà?

-NO, TI PREGO!!!

-Si Isa, è l'ospite della Junior Suite.

-Bene, ora vado in Direzione.

-Fermati… Guarda chi è il destinatario della e-mail.

I miei occhi colmi. Anche la Direzione.

-Bene così sapranno il motivo della mia dimissione.

-Isa non farti mettere i piedi in testa e stai tranquilla.

Uscii dal mio ufficio. La porta della Direttrice era aperta, bussai allo stipite.

-Vieni Isa entra, stavo per chiamarti.

-Bene perché io non starò di certo qui a farmi trattare come una bambola. Sono pagata per il mio lavoro e non è certo quello dell'accompagnatrice.

-Lo so benissimo, per questo il Dottore mi ha chiesto di ricordarti del mutuo e che semmai tu decidessi di partecipare al desiderio del suo amico ci sarà un bel bonus che potrà risollevarti lo spirito per un po’.

Avete presente quando senti tutto il peso delle tue responsabilità esplodere in una volta sola e ricadere all'improvviso sulle tue spalle? Bene, era quel momento, quella sensazione e io avevo un fottuto bisogno di levarmi quei debiti. Ma che persona ero ad accettare un compromesso del genere?

-Alla tua busta paga sarà aggiunto un insignificante 0 solo per fare un paio di massaggi e un tuffo in piscina con questa persona.

-Come puoi chiedermi questo?

Le mie guance arrossate e gli occhi lucidi dal nervoso.

-Come tua Direttrice. Non ti ho mica chiesto di andarci a letto, Isabella. Sono solo affari e so che a te tutti quei soldi ti farebbero comodo. Io lo farei.

Si, lei lo avrebbe fatto di sicuro. Lo aveva fatto poi, accettando il suo ruolo in cambio di “altro”… era risaputo come era "capitata" la sua incredibile ascesa.

-Pensaci Isa, ti do un giorno. E se proprio ti schifano quei soldi potrai prenderti le ferie di cui tanto hai bisogno ma poi dovrai cercarti un altro posto di lavoro, e ora puoi andare.

Non avevo parole per esprimere tutta la rabbia e il rancore.

Ma la mia casa era l'unica cosa che possedevo ed ero in ritardo con i pagamenti, con il rischio di perdere tutto.

Prendere o lasciare.

La mia casa o un ponte.

Avrei dato dei paletti.

Sinceramente stavo già pensando all'idea di fare questa cosa?

I soldi che potere hanno!!!

________________

Fu una lunga notte. Pensieri e scadenze davanti ai miei occhi. Un compromesso avrebbe risolto tutto. Che fare? Come mi sarei guardata allo specchio? Era meglio una macchia nel cuore o un ponte come tetto?

Compromesso.

Accettato.

Ho paura.

Posso sempre rifiutare.

No.

Casa e lavoro.

Non avrei più nulla.

Accettato.

Lo specchio.

Avrebbe mostrato me.

Quella debole.

E lo volevo?

No.

Ma ne andava del mio futuro.

Accettato.


Salve Dr. Cullen,
Sono Isabella. Signorina Isabella e basta. Sarò con lei questo week end, ma solo per potermi mantenere il posto di lavoro. Per questo le scrivo dalla mia e-mail privata, voglio delle regole. Dei limiti che solo io potrò dare. Non lei. IO. Faccio questo per mantenere casa e lavoro, non perché lei pensa di essere chissà chi… Sarò la sua accompagnatrice durante i trattamenti in piscina e per i pasti, la camera da letto sarà preparata con due letti separati e non fornirò alcuna prestazione sessuale.
Cordialità Isabella X.


Ero viola dalla vergogna e nera dalla rabbia, uno strano mix rispetto al mio solito pallore.


La mia casella di posta si illuminò.


Bene, Signorina Isabella X,
Prendo atto delle sue richieste, ma sono convinto che alla fine sarà lei a chiedermi di soddisfarla.
Cordialità Edward Y.

-AAAAAAAAAAAAAAAAAAHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHH!!!!

Urlai presa dal panico nel leggere la spocchiosità di questo uomo.

Passai un tremendo mercoledì notte. Avevo due giorni per prepararmi e tre giorni da incubo da passare con questo essere insulso.

Il giovedì mattina arrivai in ufficio e chiamando la Direttrice al telefono le confermai la decisione presa. Lei mi mise a disposizione un'estetista, nel caso dovessi prepararmi, e la carta di credito aziendale.

-Sei in ferie questi due giorni. Ricordati solo di presentarti al meglio per lui.

"AAAAAAAAAAAAAAAAAAHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHH!!!!" Questa volta urlai nella mia mente!!!

Mi preparai come una vera geisha, ma cercai di tenere a mente solo il motivo per cui stavo facendo questo. Il mio futuro e la mia casa.

Bip…

Il mio cellulare vibrò nel cuore della notte.

-E' giovedì notte ed il pensiero che tra poche ore sarai con me mi fa tremare le gambe. Ti innamorerai di me! Io non sbaglio mai-

-Cristo santo che megalomane!!! E come cazzo ha avuto il mio numero di cellulare?? MA PORCA TROIA!!

-MA CHI TI CREDI DI ESSERE??? E CHI TI HA DATO IL MIO CAZZO DI NUMERO DI CELLULARE???-

Bip…

-Calma calma micetta!! Gli artigli li dovrai usare tra 24 ore quando saremo stesi a terra e mi chiederai di più-

-CHI TI DICE CHE IO VOGLIA CHIEDERTI DI PIU' INSOLENTE E PRESUNTUOSO-

Bip…

-LEVA QUEL MAIUSCOLETTO DEL CAZZO e non farmi arrabbiare, sei nelle mie mani micetta…-

-MA NON NEL TUO LETTO! SCORDATELO!!!-

Bip…

-MAIUSCOLETTO E NON AMO RIPETERE LE COSE DUE VOLTE! E chi ti dice che io non sappia chi sei tu!!-

Non risposi, ero arrabbiata e si, il mio futuro dipendeva da lui.

Bip…

-Non fare la reticente micetta!!! Ti piacerà avermi accanto-

-Sarò il più odiosa possibile-

Bip…

-Amo le sfide-

-Io no!-

Bip…

-Riposa micetta, voglio una rosa, non un cactus domani al mio arrivo. Piuttosto ti attendo il camera, arriverò per le due-

-AAAAAAAAAAAAAAAAAAHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHH!!!!

Basta, mi dissi. Spensi il cellulare e mi presi un sonnifero. Non dovevo pensarci.


La Junior Suite aveva tutto, Jacuzzi, camino a legna (vero), saletta tv, e una camera grande come casa mia. Sistemai tutte le mie cose, notai che tra ciò che era previsto dal servizio Vip vi era della frutta fresca, dello champagne, il frigo bar completamente riempito di ogni schifezza possibile e una lista per il menù da compilare per poter ricevere il servizio in camera. Fiori ovunque. Ma non fiori qualunque. Rose. Rose rosse ovunque, ed un enorme mazzo sulla consolle di ingresso. Solo allora lo notai, c'era un biglietto.

Per Isabella
Non servirebbero, ma dicono che sia il fiore della passione, e chissà che non sia di buon auspicio.
Edward

Irritante, arrogante e pure convinto di se.
Erano le 14.15 ed era anche in ritardo.


Sentii la serratura elettrica della porta scattare.
Il mio cuore cominciò a saltare all'impazzata nel mio petto. "CALMATI, CAZZO!"

Le sue mani si inchiodarono alla porta spingendola verso l'interno per aprirla. Un suo passo e mi fu davanti. Chioma folta e ramata, occhi verde oro e una mascella da urlo.

-Signorina Isabella…

La sua voce era troppo profonda, doveva farlo apposta, la gente spocchiosa sapeva cosa fare per destabilizzare la preda (io) e come farla cedere (Sempre io).

Cercai di ricompormi e darmi un tono.

-Dottor Cullen…

-Ha già sistemato le sue cose signorina?

Con un dito mi carezzò la mandibola salendo verso l'orecchio.

"DIO MIO CHE CAZZO MI PRENDE!!!! E' UN DEFICIENTE SPOCCHIOSO RICORDATI QUESTO!!" Ma tremendamente sexy. E sapeva di esserlo perché era un provocatore nato.

Mi spostai.

-Ho preso posto nell'armadio ed ho sistemato le mie cose in bagno, tocca a lei Dottore.

-Bene poi penseremo al lei, voi e formalità varie, ok micetta???

"AAAAAAAAAAAAAAAAAAHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHH!!!!"

Ok. Basta. Devo accettare questi giorni di boriosità e tutto passerà in un lampo.

-Ok…

Sbuffai e lo seguii. Il suo borsone in pelle nera Jil Sanders venne buttata a terra in malo modo. Un borsone da 2.000 e passa euro gettati sul pavimento come io buttavo le mie bollette…

Inconcepibile.

-Allora Isabella, che ne dici di metterti in costume e sfruttare un po’ della piscina?

Io, lui, in costume… Spero almeno abbia la pancia da mangiatore. Signore un difetto daglielo!!!

Entrai in bagno, mi cambiai. Accappatoio color beige, e ciabatte in tinta in dotazione. Cavolo che spugna morbida, quasi da dormirci stanotte. Uscii dal bagno per lasciare ad Edward il tempo di cambiarsi, ma in quel momento era girato di spalle e si stava mettendo l'accappatoio.

"DIO CHE SCHIENA MUSCOLOSA E SCOLPITA!!! FA CHE ABBIA LA PANCIA GONFIA E IL PISELLO PICCOLO!!!! SIGNORE ME LO DEVI O SUL SERIO SARA' DIFFICILE RESISTERGLI…"

-Ah sei qui? Pronta?

-Mhm…

-La signorina ha perso le parole? E sono ancora coperto…

-Non ho voglia di parlare…

-Vorrai urlare il mio nome stanotte.

Si era appoggiato alla mia fronte riducendo al minimo la distanza tra noi e il mio amor proprio.

"Ti odio Edward Cullen!! Bella ripetitelo!!!"

Mi misi il cappuccio sulla testa e mi voltai verso la porta.

-Ti vergogni?

La maniglia della porta stretta nel mio palmo e la fronte poggiata al legno.

-Troppo.

Mi fu dietro in un attimo. Le sue mani sulle mie spalle.

-Farò in modo di avere discrezione, ma tu lasciati andare o questi giorni saranno un incubo.

-Lo sono.

-Cambierai idea.

Sentivo gli occhi inumidirsi. "BASTA, ISA"

-Passiamo da dietro non voglio farmi vedere.

Strinse la presa e mi fece voltare.

-Restiamo in camera.

-Non importa. Tanto dobbiamo scendere per i trattamenti.

Le sue mani sulle mie guance arrossate.

-Solo se ti va.

-CHE CAZZO DICI??? NON HO AVUTO SCELTA, RISCHIO IL LAVORO E LA MIA CASA E TU ORA FAI LO SDOLCINATO CON ME??? NO… NON LO FARE…

Il suo sguardo mortificato divenne subito pungente e di nuovo arrogante.

-Andiamo!

Mi prese per l'avambraccio e mi trascinò in corridoio con se.


Entrammo in piscina, eravamo solo io e lui. Mi appoggiai al bordo vasca, e lui, dopo aver nuotato un po’, si avvicinò a me ingabbiandomi nel suo abbraccio. Occhi negli occhi e di nuovo la sua fronte poggiata sulla mia.

-Tu ti convincerai di me e delle potenzialità che abbiamo come coppia.

-Come sai chi sono?

-Io so.

-Non sai nulla, non mi avresti costretto a questo, davanti ai miei colleghi e di fronte a chi mi da il lavoro.

-Non avevo altro modo perché tu ti accorgessi di me.

-Non credo…

Soffiai tremula davanti al suo sguardo profondo e intrigante.

-Ah… la mia micetta comincia a fare le fusa!

Presi fiato e mi immersi con tutto il volto in acqua. Mi aveva scoperto.

Sentii la sua mano sistemarsi sotto il mio mento e trascinarmi di nuovo fuori dall'acqua.

-Sai che c'è??? Ora torniamo in camera, ti faccio rilassare un po’, beviamo quella bottiglia di champagne e parliamo un po’ di noi. Ti dimostrerò che non sono solo una persona boriosa.

-Avrai da fare.

-Ce la farò! Amo le sfide! Andiamo??

Feci cenno di sì e salimmo in camera. Andai in bagno ad asciugarmi i capelli e quando tornai in camera trovai Edward sdraiato sul pavimento che faceva zapping alla tv; aveva sistemato i flute e la bottiglia accanto a lui. Come chiusi la porta del bagno si voltò verso di me.

-Vieni, sdraiati accanto a me.

Era dura resistergli.

Mi stesi accanto a lui. Indossavo ancora il bikini, ma stringevo forte l'accappatoio a me.

-Hai freddo?

-No…

-Avvicinati a me…

-No…

-Non farti pregare, non farò nulla che non vorrai, voglio solo carezzare la tue pelle e farti capire che ho sbagliato i modi ma che il fine giustifica i mezzi…

-Non sempre…

-Quando si tratta di me si. Sempre!

Sorrisi e mi avvicinai a lui.

-Vedi, non mordo se non stuzzicato.

E mi lasciai coccolare da lui, stesi l'uno accanto all'altra. La sua mano dolce lungo il mio braccio, fino a che, presa dalla stanchezza e per colpa anche delle lunghe notti in bianco, crollai lì su quel pavimento.


Mi svegliai avvolta in comode lenzuola e con la testa affondata sul cuscino. Edward era accanto a me, steso e immobile a fissarmi.

-È qualcosa di veramente affascinante vederti dormire.

Braccio piegato a reggersi la testa che metteva in esposizione il suo bicipite. Palmo della mano a tenere quella chioma selvaggia. Labbra carnose e pronte ad essere baciate. E feci ciò che mai avrei pensato di fare, soprattutto con un approfittatore come quest'uomo che, per avermi, aveva costretto il mio datore di lavoro a ricattarmi.

Lo baciai io.

Mi presi le sue labbra, le feci mie.

In modo poco casto e molto aggressivo. Lo avvolsi con le mie braccia al collo e poi lo trascinai su di me.

Lo sentii ruggire. Lo sentii gemere. E lo sentii indurirsi facendo combaciare i nostri bacini.

Ci baciammo per un tempo indefinito. Le labbra tumide e infuocate.

-T'innamorerai di me, Isabella.

-Isa. Solo Isa.